Marocco, 27 febbraio

Questa mattina le strade della Medina di Essaouira erano avvolte in uno strano silenzio. In giro poche facce, ché i pescatori a certe ore del mattino sono ancora in mare. E così, a farci compagnia non c’erano altro che il rumore delle onde, intente ad infrangersi sugli scogli oltre le mura, ed i gabbiani, instancabili, che volteggiavano nel cielo in cerca di cibo.

Insomma, i nostri ultimi passi in Marocco li abbiam mossi in una città assonnata più o meno quanto lo eravamo noi, in preda ad uno stordimento che ci avrebbe impedito di ricordare persino che giorno era, se solo non fosse stato quello in cui dover fare lo zaino e ripartire.

Di questi luoghi e di questi giorni mi mancheranno un sacco di cose: le msemmen unte a colazione, il canto del Muezzin, il tè alla menta, i gatti un po’ dappertutto, l’aroma dei fiori d’arancio… Oh, neanche il tempo di salire sull’aereo che già mi han preso a girare in testa certi pensieri, come se gli incontri, i luoghi ed i 1941 chilometri percorsi in lungo e largo alla scoperta di un Paese dai mille volti, fossero già un ricordo lontano.

Del resto, si sa, per quanto l’ultimo giorno possa sembrar distante, alla fine riesce sempre a sorprenderti alle spalle e ad arrivare prima di quanto avresti voluto, portando con sé un misto di emozioni. E così, sebbene i nostri corpi siano ancora qui, sotto questo caldo sole, i pensieri sono già altrove, rivolti a ciò che sarà una volta tornati a casa.

Mi chiedo se riusciremo a tener ben stretto tra le dita quello che abbiamo vissuto, se saremo capaci di tenere fede alle buone abitudini che questo viaggio ci ha trasmesso o se invece in una manciata di giorni torneremo ad essere ciò che eravamo prima di partire. Ma detto tra noi, a ‘sta roba qui, adesso mica ci voglio pensare, ché per quanto l’ultimo giorno si diverta a volerci a tutti i costi riportare con i piedi per terra, io per aria ci sto così bene.

Allora chiudo gli occhi e penso ai tanti attimi di felicità che mi hanno regalato questi giorni, semplici, inaspettati, meravigliosi. Sento due dirham nella mano, il sapore dolce d’una ciambella che lascia lo zucchero tra i denti.
E in mezzo ad un souk affollato vedo noi che ridiamo, ché anche se quest’avventura è agli sgoccioli, siamo già pronti a chiederci, chissà, la prossima, dove ci porterà?

Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

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