il Venerdì _ 17

In questi giorni, l’idea che mi son fatta è che le settimane dovrebbero essere tutte un po’ così: piene di festività, ponti e magari con un solo giorno lavorativo.

Credetemi, non è l’età che avanza che fa passar la voglia e mi rende lavativa. Tutt’altro. È che con l’andar dei giorni, dei mesi e degli anni, mi son fatta quel tanto di esperienza da arrivare a pensare che si, lavorare meno (soprattutto se lo si fa al pubblico), il più delle volte coincide col lavorare meglio.

Oh, non son mica l’unica a pensarla così. Prendiamo ad esempio la famosa rivoluzione svedese, che qualche anno fa ha lanciato l’idea delle sei ore giornaliere al posto delle classiche otto. E a ben vedere, dico io, ché oltre a concederti più tempo per ciò che sta fuori dall’ufficio, certe cose alleggeriscono anche ciò che avviene dentro. Ti fan vivere meglio tutto: gli imprevisti, le alzate di voce, persino il telefono che squilla a diritto. Soprattutto se dall’altra parte c’è una signora come quella che è capitata a me mercoledì, che manco ti dice come si chiama ed è già partita con un: “Vorrei un appuntamento con il dottore quello alto”.
E te pensi: ma come si fa ad avviare una conversazione così? Come se qua dentro, di dottori alti, ce ne fosse uno solo.
Ma dato che sei bella riposata, dici soltanto: “Si ricorda per caso il nome?”.
“No. Ma dai, quello alto – insiste lei – Quello con le lenti”.
Ah, se la mettiamo così…

Insomma, roba che in un altro momento ti avrebbe fatto uscire di testa, ma dato che vieni da giorni di festa e stacco, ti fai una bella risata e via, avanti. Mentre tra te e te ti chiedi se a lavoro ci sei per davvero o se invece tu non sia finita a tua insaputa in una partita a indovina chi.

Bisognerebbe davvero che i giorni e le settimane, fosse sempre così. Come diceva Calvino: bisognerebbe planare con leggerezza sulle cose, ecco cosa. Ma per farlo bisogna prima di tutto esser leggeri noi, ché se poi permane qualche peso, oh, va a finire che invece di planare si cade giù a picco.

Per fortuna, nonostante i ricchi pranzi e le pastiere a non finire, in questi giorni mi son alleggerita e non di poco. Non parlo dello stomaco, eh, ma della mente, che si è fatta vuota, leggera… così tanto che a tratti stento a riconoscerla, ché ultimamente non ci son mica abituata a ‘sta roba qui.

Roba che a dirla tutta non so mica quanto potrà durare. Vedo infatti all’orizzonte il ritorno alla realtà, alle interminabili giornate di lavoro, ché siam già a venerdì e tra due giorni…
Vabbe’, chissene, meglio godersi gli ultimi attimi di libertà guidando sotto questo cielo. E anche se s’è tinto di grigio poco importa, tanto Bob Dylan è qui con me e canta Lay, Lady, Lay, portandomi altrove, a un cielo rosso e lontano, che se ci ripenso, oh, ma chi se lo scorda più quel cielo lì!

Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

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