il Venerdì _ 22

Io, son sempre più convinta che le cose, in questa vita, non capitano a caso. Non capitano a caso per niente.

Così, quando lunedì mattina, tutto d’un tratto, i pc dello studio sono andati in tilt, mi son detta, dev’esserci senz’altro un motivo se la settimana non ha fatto neanche in tempo ad iniziare che già ci ha messi tutti fermi all’angolo. E quando dico un motivo, intendo qualcosa che vada oltre l’evidenza di un guasto alla rete o di una connessione che salta e rende un’isola ciascuno di noi.

Mentre la Mau e la Tere si davan da fare per risolvere ‘sta cosa, saltando di telefono in telefono in attesa che un tecnico o qualche altra mistica creatura giungesse ad illuminarle, io continuavo ad intrattenere i pazienti, distratta da una vocina che chissà perché aveva preso a ronzarmi in testa.

E più mi squotevo per mandarla via, più quella vocina ronzava, ronzava… MMM…non vi dico che fastidio, tanto che alla fine, oh, non ho potuto fare a meno di ascoltarla, presa per sfinimento. E menomale, dico io, perché grazie a quel ronzio fisso ed insistente ho finalmente capito che quel tilt, non era affatto un caso, ma un freno bello e buono, imposto a tutti noi dalla vita, che ultimamente ci vede tutti troppo di corsa, sfiancati, sempre connessi eppure così distanti.

Allora mi son sentita così grata per quel tilt, ché all’inizio pareva una sciagura, mentre alla fine, be’, s’è rivelato prezioso, per riprender fiato, guardarci negli occhi e far qualche risata insieme. Tanto la connessione è un po’ come certi amori, che mica finiscono, fanno dei giri immensi ma poi ritornano. Non si sa bene quando, ma prima o poi tornato… pare.

E poi, insomma, ritorno o no, ci son messaggi che non possiamo far finta di non sentire, ché se non ci si arriva da soli a capir certe cose, ci pensa la vita a darci un aiutino. E poco importa se i suoi modi non son sempre raffinati. Del resto mica son tutti come la signora Carla, ottant’anni, sempre elegante, distinta, che l’altro giorno mentre ci salutava, ha chiesto a me e la Mau dove avremmo trascorso le ferie. Noi siam rimaste un po’ interdette, ché ancora, prese come siamo da mille cose, non ci abbiam mica pensato, alle ferie. Allora lei, c’ha guardato un po’ severa, senza perdere però neanche un briciolo della sua eleganza e c’ha detto: Ma come? Dovete far le valigie e andar via, ché nella vita, care mie, bisogna prendere tutto quel che viene, giorno dopo giorno, ché domani chissà dove saremo.

E io, più ci penso, più mi convinco che anche quelle parole siano state un po’ come il tilt di lunedì: un segno. Ché nella vita, appunto, niente viene a caso, figuriamoci le parole. Allora mi son ripromessa di farne tesoro, tornando magari a mettermi lo zaino in spalla presto. Intanto però mi godo un buon gin tonic, ché anche se la giornata è stata lunga, a tratti interminabile, senza che me ne accorgessi, be’, il Venerdì è arrivato anche oggi.

Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

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