il Venerdì _ 03

Da che mondo è mondo il Natale è tempo di famiglia, di casa. Un tempo prezioso di raccoglimento e condivisione, che per qualcuno, ahimè, dura un po’ più degli altri. Dico ahimè perché io non sono tra quei fortunati.

Stamani il signor Carlo mi ha chiesto cosa ci facevo a lavoro. Invece di essere nei mari del Sud, ha detto. Bella domanda, caro mio. Be’, sono certa che prima o poi arriveranno anche quelli, i caldi mari del Sud, ma intanto quest’anno il mio Natale è durato il minimo sindacale. Tre giorni e via, una pedata in culo e di nuovo in ufficio. Del resto, cosa posso pretendere? Mica ho il marito in ferie o dei figli che mi trattengono a casa, io.

Chiariamoci, di persone care là fuori ne ho diverse anch’io, come diverse sono le occasioni di ferie durante l’anno, ma in certi periodi, si sa, esistono delle priorità. E così, durante le feste, noi trentenni smaritate e senza prole ci ritroviamo a godere delle famiglie degli altri.

La cosa tutto sommato non è poi così male. Se potessi scegliere me ne starei volentieri altrove, ovvio, ma anche qui in studio c’è di che divertirsi. Ci sono padri che accompagnano i figli. Mariti e mogli, che arrivano insieme sorridenti. Nipoti pestiferi inseguiti da nonni sfiancati. E poi ci sono loro, che non è un loro generico, ma un loro ‘loro’: quella madre e quella figlia che ieri pomeriggio si sono poggiate al banco della segreteria.

Per quella adolescente svogliata ho tirato fuori un preventivo pieno di otturazioni, che più che un preventivo alla fine sembrava un campo minato. Lei, lì ad osservarmi, lunghi capelli castani e un bel che cazzo vuole ‘sta stronza stampato sul viso. Anche niente, guarda, ma vaglielo un po’ a spiegare che se sono lì è solo per lavoro. Vabbe’…

Quando non mi guarda in cagnesco, ridacchia assieme allo spilungone che le sta di fianco, che la bacia e le sta così addosso, ma così addosso, che dico io, anche meno ragazzi va bene lo stesso. Mica per me, eh, quanto per quella povera donna che se ne sta lì accanto in silenzio, ma è chiaro che se potesse parlare avrebbe di che dire a entrambi.

Cosa ridi?
È l’unica cosa che riesce a buttar fuori. Il minimo, visto quello che ha appena scoperto di dover pagare per i denti della figlia. Ma la ragazza non fa una piega, si scosta giusto un attimo dallo spilungone e le lancia lì un bel Ma non mi rompere il cazzo!
Ah però… hai capito la sedicenne?!

Non faccio in tempo a riprendermi da questa sberla, che la donna si avvicina alla figlia e con un filo di voce le dice Stronza.
Ma la figlia continua a ridere, così la donna ribadisce. Stronza, dice e lo dice un altro paio di volte. Giusto per essere sicura che il messaggio arrivi a destinazione, ché con tutti ‘sti francesismi sia mai che la ragazza stenti a capire.

Il silenzio che segue è imbarazzante. Non tanto per loro, quanto per me, che nonostante gli sforzi non riesco proprio a cogliere il senso di famiglia, l’amore che vibra nell’aria, il Natale con cui tutti si riempiono volentieri la bocca, le lucine, i panettoni… ma del resto, cosa diavolo ne posso sapere io?

È che il mondo va avanti, ecco cosa, mentre io temo d’essere rimasta un po’ indietro, e per riuscire a coglierlo, l’amore dev’essere come quello dei vecchi tempi. Quello che si trovava nei piccoli gesti, nelle parole gentili. Quello del signore dell’altro giorno, ad esempio. Cappello da marinaio e barba ingiallita dal fumo. Aspetto un po’ rude, ma lo sguardo era di quelli buoni. Al suo fianco, la figlia di quarant’anni, che dopo essersi un po’ trascurata ha deciso di rimettersi in pista.
Il babbo le fa da supporto, ricorda gli appuntamenti, la spinge a far le cure. Gnamo, ormai che siamo qui, dice, oh falla! E in un gesto dolce e sicuro, le sistema la sciarpa che sta per cadere.
Che aiutante prezioso, mi son permessa di dirle. Ehhh! Ha sorriso lei. Lo stesso ha fatto lui: Che vuoi, ha detto poi, a me mi sembra l’abbia sempre dieci anni. Mi pare d’accompagnalla a scuola.

E l’ha detto in un modo, ma in un modo, che in un attimo l’aria intorno si è inzuppata di tenerezza. Ed io, be’, sarà stato il Natale, le lucine, forse il panettone, ma mi ci son tuffata proprio volentieri.
Splash e via, alla faccia del mondo che va avanti!

Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *