Prainha _ Ilha de Santiago, 5 febbraio

Ieri sera, a cena, ci siam tuffati in due ricche ciotole di riso al pesce. E quando dico tuffati, intendo nel vero senso della parola, ché per buttar giù tutto, oh, abbiam dovuto sguazzare dentro a quelle due ciotole davvero per un bel po’. Ma del resto, ci siam detti, come si può non finire un simile ben di dio? E allora, avanti tutta!

Solo che poi, stamani, alzarsi dal letto è stata un’impresa mica da poco. E così, il massimo che siam riusciti a fare, è stato rotolare verso il mare, fino a Praia Quebra Canela, dove ci siam concessi un po’ di relax, che ogni tanto, be’, ci vuole proprio. Oggi, poi, ché finalmente è anche tornato a splendere il sole.

E che sole, dico io, ché da queste parti, oh, se il sole dice di splendere, non lo ferma mica nessuno. Quando infatti il vento smette di soffiare, il suo calore te lo senti proprio addosso, come una grande mano che ti schiaccia sulla sabbia per non lasciarti andare via più.

La cosa non sembra riguardare in alcun modo i ragazzi del posto, che anche oggi, nonostante il sole cocente, han continuato imperterriti ad allenarsi. Corsa, flessioni, squat. Ma che è? Ce lo siam chiesti un bel po’ di volte, mentre stavamo lì a guardare, spiaggiati come capodogli tra cielo e sabbia, ché oggi, più di questo, non avevam proprio voglia di fare.

Tanto, a fare, ci pensano loro, i ragazzi dell’isola. A suon di corsa, piegamenti e squat, a non finire. Tanto che a una certa, oh, più che in spiaggia, ci siam chiesti, non è che siam finiti in palestra?

Ad essere sincera, però, in giro non si vedono solo addominali ben scolpiti e gambe toniche. Qua e là, infatti, si aggira qualche mosca bianca che improvvisa, goffa, sollevando pietre nella speranza di definire braccia, che va detto, di fianco alle altre, be’, di speranze sembrano averne davvero poche.

Quando alle nostre spalle parte un po’ di musica reggae, penso, mica male, ché intorno ci son ragazze che seguono il ritmo e scuotono anche, culi, che da queste parti, oh, son dei signori culi, mica delle comparse come da noi.

Insieme a loro ballano anche altri, ché sotto questo bel sole e con l’oceano che sbatte davanti, be’, resistere è davvero impossibile. Allora tutti a smuoversi, e ciascuno a modo suo, eh, ché dove un tempo veniva gestita la tratta degli schiavi, oggi nell’aria si respira gioia, libertà.

Accanto a noi, il ragazzo che ha messo la musica inizia a cantare. E insieme a lui, altri tre, che fino a poco prima se ne stavano appesi a una traversa ad allenare i bicipiti, fanno altrettanto. Allora si che è festa ed è una festa a cui partecipano proprio tutti. E quando all’improvviso spunta un pallone, via, tutti a corrergli dietro, a giocare, frikkettoni e non, ché saremo anche lontani da casa, ma per certe cose, oh, tutto il mondo è paese.

Anche l’unico bimbo che si vede in spiaggia corre, assieme al suo palloncino argentato. Se lo tira dietro con una corda, ma poi, all’improvviso, se lo ritrova davanti, ché anche il vento ha voglia di giocare e così, ogni tanto, torna a farci visita.

Un giorno, magari, anche quel bimbo verrà ad allenarsi su questa spiaggia. A vederlo, direi che il fiato è quello giusto, ché da quando siamo arrivati, oh, quello scricchiolo non ha smesso di correre un attimo. Ma son ben felice che a quel tempo manchi ancora un po’, ché anche se non vuoi, crescere ti cambia, mentre io vorrei che riuscisse a conservare il più a lungo possibile quel sorriso lì, che a vederlo, mentre corre col suo palloncino sulla spiaggia, oh, mi vien tanto da sorridere anche a me.

Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

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