Per un tozzo di pane

Sono quasi le 13 di un sabato di quarantena, l’ennesimo, quando il silenzio che ormai regna in ogni dove viene rotto da delle grida, che da fuori un po’ alla volta si spingono fin dentro casa.

Saranno i sudamericani, pensiamo. Così ci affacciamo alla finestra. Ma stavolta i vicini non c’entrano. Dal loro balcone, infatti, vien solo della musica e il fatto che sia sparata a tutto volume, be’, a ‘sto giro non è poi così male visto che stanno ascoltando i Guns.

Le grida di poco prima, però, continuano a spingersi fin quassù, più forti e convinte che mai, così guardiamo in strada, dove un uomo si agita furioso. Una busta vuota in una mano e il cellulare nell’altra. “Manco un tozzo di pane”, dice a chissà chi. E poi chiama a rapporto un po’ tutti i santi del paradiso – come se da lassù potessero in qualche modo aiutarlo col suo tozzo di pane… “Mezz’ora in fila – continua indicando la bottega poco più in là – per poi scoprire che hanno finito il pane. Oh, manco un tozzo! Ma guarda se uno per un po’ di pane dev’essere costretto a farsi più di un’ora di coda alla Coop”.

È nervoso, accidenti se lo è. E noi lo guardiamo dall’alto, ma a quanto pare non siamo gli unici, visto che anche i sudamericani si son portati sul terrazzo e guardano giù, mentre Axl Rose continua a cantare Sweet Child O’Mine come se nulla fosse.

È una pioggia di madonne anche se in cielo splende un gran sole e per quanto nella vita sia facile dar la colpa gli altri, la cosa più ovvia da dire, caro mio, è che avoglia a sbraitare, ma in una piccola bottega di quartiere come quella in cui sei entrato, come diavolo pensi di trovare del pane a quell’ora lì il sabato prima della domenica di Pasqua? Suvvia, sveglia!!

Ma il tempo dei flash mob e delle urla dalle finestre è finito, così mi tengo tutto per me. Tanto a dar spettacolo ci pensa lui, che ormai è incontenibile. “Sai icchè ci vole in questa città? – riprende sdegnato – ci vole l’Isis… e poi si fa un bel parcheggio, sai. Manco un tozzo di pane!”.

E noi siamo lì, senza saper se ridere o piangere, certi solo d’una cosa: sarà una Pasqua meravigliosa; e questo è solo l’inizio.

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Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

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