il Venerdì _ 41

Detto tra noi, questi primi giorni del nuovo anno, a lavoro, son stati d’un tranquillo, ma d’un tranquillo, che più ci penso, più mi dico che un tranquillo così… be’, non poteva non destare qualche sospetto.

Le persone che son passate in studio, infatti, erano tutte sorridenti, fin troppo ragionevoli, oserei dire quasi rilassate e nonostante il freddo di questi giorni, spogliate della fretta che di solito ci portiamo dietro e che costringe a brevi scambi di battute fatti di nuca, ché chissà come, oh, il tempo di guardarsi negli occhi manca sempre un po’ a tutti.

Insomma, ero incredula: una tale quiete, i sorrisi, Luigi che arriva in studio con un bel pandoro per noi, senza condirlo dei se e ma a cui, ahimè, in questi anni ci ha un po’ abituati. Con lui è sempre bastone e carota, eh, fosse mai che tiriamo un sospiro di sollievo. Invece stavolta tutto tranquillo. Fin troppo, appunto, tanto che mi son detta, Che strano, vuoi vedere che il Natale a ‘sto giro è veramente riuscito a darci la pace di cui avevamo bisogno?

Poi, però, a un tratto è squillato il telefono.
“Poliambulatorio buongiorno”.
“Ehm, senta, buongiorno – ha detto una voce di uomo con fare un po’ sbrigativo – avrei bisogno di parlare con il medico di base. È una cosa urgente”.
“Guardi – ho detto io – oggi la dottoressa C. non è in studio, al suo posto c’è la sostituta, che può comunque visitarla. Noi però non possiamo passargliela al telefono, ma può venire in studio e attendere il suo turno”.
“Si ma quindi… come funziona, c’è altra gente prima? Bisogna mettersi in fila?”.
“Be’, si… ci sono i pazienti che hanno appuntamento ed altri che aspettano delle ricette, ma se la sua è una cosa urgente di sicuro l’accoglierà tra un paziente e l’altro”.
“Mmm…”.

“Senta – ha ripreso poi convinto – ma la dottoressa C. quando torna?”
“Lei ci sarà mercoledì, ma nel mezzo ci sono il fine settimana, l’Epifania… Come le ho detto, la sostituta oggi la vede più che volentieri. C’è solo da mettersi in fi…”.
“Ma no, dai – ha fatto d’un tratto – vengo mercoledì”.
“Ma la sua non era un’em…”.
“Alla fine non è così urgente, dai. Si, facciamo mercoledì. Arrivederci”. Tutto da solo, eh, per poi buttar giù.
Ed io son rimasta lì, non so dirvi se più arresa o sollevata, ché per carità, benissimo un mondo migliore, fatto di gente migliore, ma non so mica se l’avrei retto un cambiamento così netto tutto in una volta.

Ci sarà, quindi, ancora un bel po’ da correre, da chiudere le orecchie, far profondi respiri e da sperare che quelli capaci di spazientirti a tal punto da levartele di bocca e di mano, be’, non siano la maggioranza.
Nel frattempo mi son goduta qualche ora d’illusione, credendo che il Natale ci avesse resi più buoni e l’anno nuovo fosse finalmente riuscito a portare un po’ di pace, in Terra, nei cuori e nei cervelli (si, perché credetemi, c’è un gran bisogno anche di questo).

E quindi niente, anche questo anno, sarà per il prossimo.
Buon 2020 a tutti… E che la forza sia con voi!!

Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

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