il Venerdì _ 42

Anche se da dieci giorni abbiamo fatto un balzo in avanti, entrando in un anno fatto di cifre tonde e doppi zeri, i ritmi mi sembrano rimasti più o meno quelli di prima.
Dico più o meno perché per quanto ognuno abbia sulle spalle il suo bel carico d’impegni e il piede di nuovo pronto a spingere sull’acceleratore, al momento i più stanno tenendo una velocità di crociera: passi rilassati, parole pronunciate con calma e sorrisi. Ma parecchi, eh, decisamente più di quelli che mi sarei aspettata. Tanto da arrivare a guardarli con sospetto e a chiedermi, ma tutti ‘sti sorrisi, ‘sta beatitudine, non saranno mica un effetto degli zuccheri dei giorni scorsi?

Be’, su alcuni non ho dubbi, di zuccheri durante le feste devono averne buttati giù molti, ché a cose normali, credetemi, una simile calma me la sarei sognata.

Poi, però, ci son quelli che son beati anche senza additivi, ché son già dolci di per sé e amano così tanto la vita che ti sorridono a prescindere. Come la signora Anna Maria, capace di regalarmi ogni volta che la vedo più d’un sorriso, anche se il dentista le ha levato un dente ed io penso, però, non è certo il modo migliore d’iniziare l’anno, ma lei arriva in segreteria e col suo bel romanesco mi dice: “Embè? Basta che me lo rimette, eh, ché io voglio magnà”.

Ed io, oh, quando se ne esce con certe frasi, non so se sorridere o abbracciarla, ché il suo spirito di bambina in quel corpo di nonna mi manda alle stelle, tra struggente tenerezza e vivace allegria.

Quel che è certo è che di persone come lei, pronte a dir quel che pensano ad alta voce, senza badare a chi, di fianco, scuote il capo intimidito e vorrebbe metterla a tacere, ce ne vorrebbero decisamente di più. Anche perché le cose che dice son cose belle, de’ core… capaci di rallegrarmi l’anima all’istante, come l’altro giorno, quando si è voluta assicurare che io avessi trascorso un buon capodanno, ché chi comincia, si sa, è a metà dell’opera e a quanto pare è così anche a Trastevere, dove è nata.

“E lei – m’ha detto (perché Anna Maria mi da del lei anche se ho meno della metà dei suoi anni) – dove è stata a Capodanno?”.
“Son stata vicina, Anna Maria – ho risposto – Sono stata a Firenze”.
“Ah…”, ha fatto come delusa, quasi dispiaciuta.
“Ma son stata bene comunque, eh”, l’ho rassicurata.
Allora l’ho vista tornare a illuminarsi: “Era col fidanzato?”.
“Eh sì”, le ho sorriso, sapendo che avrei destato in lei più d’una curiosità, visto che ogni volta mi chiede se mi son sposata, ché a detta sua l’amore mi fa proprio bene, mi ringiovanisce.
E infatti m’ha sorriso: “Ed è rimasto con lei fino alla mattina dopo?”.
“Certo, eh, anche quella dopo, e quella dopo ancora…”.
Allora sì che ha sorriso, ché ai suoi tempi una roba del genere se non si era sposati non la potevi mica fare. “Te possino!“, m’ha detto divertita e dopo avermi salutato se n’è andata via, radiosa, lasciando dietro sé un’allegria che m’ha accompagnato per quasi tutto il giorno.


Già, perché se c’è una cosa che mi son ripromessa di fare in questo 2020 è di tenere ben strette le cose belle che mi capitano. Quindi grazie, Anna Maria, per avermi regalato una manciata di sorrisi ed aver dato al nuovo anno un bell’inizio friccicarello.

Autore: l_iRe

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra amici, sogni, smarrimenti e amore... finché dura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *